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Questo olio su tela raffigurante le vele nel porto canale di Cervia è opera di Giuseppe Palanti |

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pittore e cartellonista che ebbe l' idea era di realizzare una garden-city. Il suo progetto fu approvato nel 1911, il piano regolatore del nuovo quartiere Milano Marittima venne esposto nei principali negozi del capoluogo lombardo. Fu un successo.
Il villino neogotico, che fu possedimento di Giuseppe Palanti, «milanesissimo pittore della borghesia conservatrice», è ancora lì, tale e quale, al centro del giardino punteggiato di alberi, con la recinzione e il cancello in ferro battuto. Viale 2 giugno, angolo via Toti, a due passi dal mare: la costruzione in mattoni rossi, con gli archi, la torretta e i fregi decò, resta uno dei «presidi» urbanistici che testimoniano le origini di Milano Marittima, la città-giardino inventata cent' anni fa dai milanesi. Tracce interessanti di una lunga storia che racconta un luogo di forte identità. Cambiato nel tempo, certo, ma non snaturato, come è accaduto altrove. La villeggiatura di una volta, diventata vacanza-weekend, le nuove costruzioni, il turismo di massa, il ritmo delle discoteche e degli street bar, il recente sbarco di calciatori e veline, hanno modificato il profilo del centro balneare, senza guastarlo alle radici. Anche l' ambiente è salvo: l' Associazione Patriarchi della Natura ha censito nell' area oltre un milione di pini marittimi. «Quando le basi sono solide, tutto risulta più facile. E Milano Marittima fu fondata, dal nulla, nel comune di Cervia, all' epoca borgo di pescatori e saline, su una striscia di pineta lunga cinque chilometri, secondo un piano regolatore esemplare, dettagliato e rigoroso» |

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Chi ebbe l' idea di chiamarla così? Proprio Palanti, ( uno degli artefici del progetto) formatosi a Brera, dove poi insegnò per quarant' anni, era pittore, figurinista, cartellonista; collaborò con la Scala dal 1902 al 1914. Un personaggio ben introdotto nella Milano che allora contava». Fatto sta che, dopo la prima convenzione, firmata nel 1907 dall' amministrazione comunale di Cervia con Giacomo e Pietro Maffei (padre e figlio), fu Giuseppe Palanti a coinvolgere altri pionieri, residenti a Milano, per costituire nel 1911 la società «Milano Marittima», con lo scopo di creare una garden-city sull' Adriatico, che avrebbe ripreso le linee urbanistiche innovative del londinese Ebenezer Howard. «L' atto di concessione definitivo fu stipulato presso il notaio Venturini di Ravenna il 14 agosto del 1912», |

Le strade tagliano ordinatamente in orizzontale e in verticale il gran rettangolo della città. Incastonati tra i moderni edifici, tra le vie dello shopping, spuntano, oltre alla casa di Palanti, alcuni palazzetti, datati anni Venti-Trenta; ecco, poi, la rotonda fiorita delle cinque colonne (rifatte ma pressoché identiche alle originali). Scrivevano i cronisti dell' epoca: «...il gioco del tennis, l' ampia terrazza a mare per ritrovo e ballo e tutte le comodità più moderne, rendono Milano Marittima la meta ormai preferita di una colonia elegante e aristocratica, caratterizzata, però, da quella nota di familiare cordialità, propria dei figli di Sant' Ambrogio». Già, i milanesi. Frequentano ancora oggi il luogo di vacanza concepito dagli intraprendenti antenati.

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A tutt'oggi almeno il 35 per cento dei turisti arrivano da Milano e dalla Lombardia. Insomma, i tedeschi, gli inglesi e più di recente i russi, non hanno scalzato il nocciolo duro della clientela. Si è stemperata, questo sì, l' élite economica e culturale d' altri tempi. Ma c' è di più. C' è l' intenzione di rilanciare il legame tra il capoluogo lombardo e Milano Marittima, in vista dell' Expo del 2015.Terenzio Medri, presidente di Confcommercio di Cervia, buon amico di Letizia Moratti, ha avuto l' idea del futuro gemellaggio: Expo beach, cioè Milano Marittima, la spiaggia dell' Expo. «Milano Marittima -afferma Medri - possiede i requisiti ideali per accogliere eventi culturali, economici e turistici, legati a Milano, durante la grande esposizione internazionale». Chissà come sarebbe stato entusiasta Giuseppe Palanti, il pittore-fondatore meneghino, deceduto nel 1946. Ritrattista raffinato di nobili e borghesi, coltivò egregiamente anche la cartellonistica più varia. |

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Per il lancio della città-giardino, nel 1920, preparò una pubblicità dai colori vivi e solari: la pineta sullo sfondo, i villeggianti, con le donne in primo piano, e la scritta: «Cervia/Milano Marittima, spiaggia incantevole, aree, villini nel pineto». Uno slogan che concentra lo spirito e le linee del piano regolatore. Palanti lo sviscerò nei dettagli in un' intervista a Domenico Mantellini, apparsa sul giornale «Il Ramo», il 10 agosto 1911. Dal progetto generale («un vialone centrale tagliato da alcune piazze, dalle quali partono viali minori a raggiera») ai particolari sulle costruzioni. «Ogni lotto conterrà una villa circondata da quel giardino naturale che è la pineta. Fornita di acqua potabile, e disposta in modo che tutte le ville abbiano la via diretta al mare - raccontava - le ville non saranno mastodontiche ma svelte e perfette, sia dal lato del comfort che da quello dell' estetica. Villette graziose, variamente colorate, in mezzo al verde cupo dei pini, su lo sfondo glauco del mare...». All' ultima domanda, che riguardava la necessità di un' adeguata pubblicità del piano regolatore, Palanti rispondeva: «Non appena sarà ultimato in alcuni dettagli e approvato dal locale Consiglio comunale, verrà esposto nelle vetrine dei principali negozi di Milano». Le adesioni furono numerose, il progetto prese corpo, anche se interrotto (ma non fermato) due volte, dai conflitti bellici. |
Quarant' anni dopo, Pierina Romuzzi Ferraris, cognata dell' artista, un articolo che, attraverso i suoi ricordi, rendeva il clima delle prime stagioni balneari. «Dal terrazzo si possono vedere le barche da pesca partire e tornare con le belle vele color arancione e rosso. Sulla spiaggia - scriveva - esiste un solo capanno e un moscone. Che silenzio, che pace! Nessuna automobile, nessuna carrozza ci può raggiungere, poiché affonderebbe nella sabbia. Talvolta i buoi arrivano ancora lungo la spiaggia dove noi prendiamo il bagno». Nell'immagine a fianco il Viale Matteotti nel 1940 ca. Milano Marittima oggi. Tronchi di pino secolari come una colonna sfondano i tetti di molte abitazioni e ristoranti. Succede anche questo a Milano Marittima

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Meneghina doc, Elena Prestinenti Candela (il cui papà fu fondatore dell' Hotel Saraceno nel 1960) con l' età giusta per un flash back d' atmosfera, più vicino nel tempo. Suo padre, commercialista, a Milano Marittima oltre all 'Hotel Saraceno costruì molte case Per lei, questo tratto di Adriatico è da sempre il mare delle vacanze. Bambina nel secondo Dopoguerra, poi adolescente, moglie, madre, ha potuto osservare l' evoluzione dei costumi e delle mode. «I primi bikini, in spiaggia, si sono visti negli anni ' 60 - racconta - all' ora dell' aperitivo, negli anni ' 70, il Bar Centrale (che adesso non c' è più) era la succursale del Cova di via Montenapoleone. Il giro di amici, lo stesso. Bevevamo Martini e Rosso Antico in coppa, con ghiaccio |
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Primi baci, primi amori. E quando si inaugurarono il Pineta ed il Woodpecker alla terza traversa le discoteche dove la bella gioventù si scatenava tra musica e balli, e arrivò Celentano, il futuro di Milano Marittima era appena cominciato»... |
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