| Il "costume" da spiaggia a Milano Marittima |
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IN VACANZA a Milano MarittimaMilano Marittima descritta dal giornalista del Corriere della sera Cristiano Cavina. Ci piace riproporvi questo esilarante articolo pubblicato nel 2004 che ci restituisce uno spaccato vacanziero dove, come in una grande chat, fra costumi e cellulare tutti parlano insieme."Mi intrometto nella conversazione del vicino. Ed è come essere aggrovigliati a migliaia di fili invisibili"
Milano Marittima. L' ultima volta mi ci ero perso in macchina, mentre cercavo una discoteca di Pinarella. Ho svoltato in un senso unico, la strada si è ristretta, ho svoltato ancora, e sono entrato nell' obitorio di un ospedale, attraverso una di quelle tende di plastica nera. Arrivo dalla Cervese e ci sono code ovunque. Molta gente. C' è ancora un po' di sole, ma stanno arrivando al galoppo tante nuvole. Sembra un assalto alla diligenza. Trovo un parcheggio e appena arrivo dalle parti della spiaggia, trovo un casolano come me, Andrea, con la moglie e la piccola Viola. Andrea ha affittato un appartamento. Mi dice che gli sembra di viaggiare nel tempo: Marica e Viola sono in vacanza qua, lui viene per i fine settimana e si sente come suo padre, quando faceva avanti e indietro per andarli a trovare, quando era piccolo. Nella mia testa Milano Marittima è associata al Pineta, dove non riuscirei a passare lo sbarramento dei buttafuori nemmeno con un decreto legge. Per me, è come cercare di capire Marte. E mia mamma, che non ci va da ere geologiche, parla invece di Milano Marittima come se fossero i Caraibi, un posto dove serve il passaporto per entrarci. Nei giorni feriali, mi dice Andrea, vedi la signora con il tacco, tirata a balestra e lucidata con il sidol, che va a prendersi il gelato; nei fine settimana, invece, sono tutti normali. Riesco perfino a fare colazione senza dover accendere un mutuo. Pago poco di più che al Bar Nuovo, a Casola, dove abito io. Cappuccino e pastina: tre euro al posto di due. Non male. L' euro in più ci sta tutto, visto che a Casola, su in collina, l' unica acqua che c' è in giro è quella del fiume Senio. Più che altro, i bagni sembrano ponti radio: un mucchio di pollici che si slogano sulle tastiere dei telefonini. Un battaglione di marconisti al fronte, davvero. Un po' mi faccio prendere, e mando un paio di sms anche io. Ecco, ci sono un sacco di pollici e alluci: cellulari e infradito. Il mare non è malaccio. Non dà l' idea di essere sporco, non ci sono alghe. E' proprio pulito, solo che ha il solito colore Adriatico Settentrionale. Sembra che l' acqua sia stanca: arriva sul bagnasciuga stremata, come se avesse appena corso una maratona. Un sacco di gente al telefono. Verrebbe da dire che si è in collegamento diretto con tutto il resto del mondo. Se mi venisse la curiosità di sapere come se la stanno passando a Forte dei Marmi, o a Porto Cervo, troverei subito qualcuno in grado di dirmelo. Un signore, dalle parti del Bagno Oreste, tiene il braccio allungato verso il mare, stringendo il cellulare. Una volta era di sicuro qualcuno che cercava il leggendario campo, disperatamente a caccia di qualche tacchetta in più sopra il simbolo dell' antenna. Adesso potrebbe benissimo fare una foto. Magari ha uno di quegli aggeggi con lo zoom che riesce ad arrivare fino alle coste della Croazia. Appena oltre il Papeete Beach, sul ponticino sopra un canale, un ragazzo mi ferma stringendomi il braccio, continuando a parlare nel microfono dell' auricolare. Per un attimo mi chiedo se abbia ancorato il filo nei peli del petto. «Non so », dice al telefono, e a me: «Dov' è Cesenatico, su o giù» e indica la striscia di spiaggia. «Giù», dico io, indicando verso sud, e lui, al telefono: «Ti sono di sopra», e ride. Ci sono più cellulari, sotto gli ombrelloni, che creme solari. Sembra che abbiamo tutti un sacco di cose da dover comunicare agli altri, in qualunque momento del giorno. In costante contatto. È un po' come essere aggrovigliati a miliardi di fili invisibili. Quando da piccolo mi mandavano in colonia da queste parti, mi sentivo come se mi avessero esiliato, o spedito al confino nell' angolo più sperduto del mondo. Adesso, ho come l' impressione di esserne al centro. Non è che sia precisamente il mio pane quotidiano, Milano Marittima. Pensavo peggio, però. da Hotel Milano Marittima
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